Non tutti i vegetali vengono per nuocere

«Benvenuti nella mia casa». Così accoglie Barbara Clementina Ferrario, patronne di Capra e Cavoli. La sua casa-giardino è un locale all’Isola (via Pastrengo 18, tel. 02.87.06.60.93) dove la carne è bandita, ma il pesce no. «Mi prendo cura di chi ama gli ortaggi, chi soffre di intolleranze e chi fa un po’ di capricci. Ma con gioia: essere vegetariani o vegani non è un supplizio». Un soppalco-balconata sovrasta la sala, che sembra un allegro dehor di stile provenzale. Prima che in via Pastrengo, Ferrario si fece apprezzare con la gestione dello storico Circolo Sassetti, dove impostò l’offerta secondo logiche vegetariane. La cucina del Capra e Cavoli è improntata sull’uso creativo dei vegetali. Con la proprietaria e «chef bianca» (le sue torte vegane sono gustose sorprese) in cucina c’è il siciliano, di vagabondaggi gastronomici internazionali, Luca Giovanni Pappalardo («chef nero»), che collabora con il progetto Smart Food della Fondazione Ieo dell’oncologo Umberto Veronesi. Anche per questo il ristorante è tra i più salutisti di Milano. Da questo mese, menu rinnovato con i Falsi d’Autore. Come la Rivoluzione Vegana («tavolozza» di sushi a base vegetale) e il Maiale Addio (tonno porchettato). Poi Risotto non risotto (i chicchi sono di sedano rapa); Quasi una capasanta (capasanta di tofu su carciofi brasati); Galassia di Polpette (riso, verdure e mandorle). Pane fatto in casa, buono ma bisognoso di qualche accorgimento per renderlo più soffice, e vini naturali serviti con competenza. Barbara Clementina Ferrario, varesina arrivata all’Isola nel 1994 per amore, ha lavorato come art director in pubblicità. E si vede dalla cura con cui viene presentato il menu, un quaderno artistico da sfogliare in attesa dei piatti. Con lo chef Pappalardo, l’accordo è perfetto. Aperto per aperitivo e cena da martedì a sabato, anche per il brunch sabato e domenica, costo medio sui 40 euro.

Una steak house all’americana con deejay set. La mia recensione sul corriere

A Tavola

Chi ricorda il Bolognese in piazza della Repubblica? Da maggio al numero 13 al primo piano del Me Milan Hotel c’è STK (tel. 02.84.22.01.10), primo clone italiano di un format americano: la steak house chic con ingredienti ottimi, con dj set e cocktail in abbinamento ai piatti. Il concept funziona per i milanesi e per le celebrità che alloggiano in hotel e cenano qui (per esempio, Skin). Novità il secret menu: tre portate a scelta ideate dallo chef Adriano Venturini, che governa anche la cucina del Radio, il locale in terrazza. 35 euro senza vini. Succulento il taglio bovino NYStrip da 250 grammi. Dalle 18 in poi.

Vini trentini per la cucina chic dell’Acanto. la mia recensione sul corriere

A Tavola

Ricominciano il 20 le serate a tema nel ristorante Acanto, all’interno del Principe di Savoia (p.za Repubblica, tel. 02.62302026). Protagonista, con la cucina, la storica cantina trentina della famiglia Lunelli: Ferrari, vini presentati da Alessandra Veronesi, restaurant manager e wine director, e da Mara Vicelli, head sommelier. Tartare di ricciola con guacamole, mela verde e soia e tortello all’olio ligure con gamberi rossi: due piatti della sontuosa sequenza pensata dallo chef Fabrizio Cadei. Nei primi calici 2009 Perlè, Ferrari Trento doc, a seguire con rombo e dessert, altri abbinamenti. 120 euro.

L’oro biondo del Mediterraneo Al Palazzo delle Stelline degustazioni e incontri per il festival Olio Officina

«L’olio italiano di domani è un olio che non avrà paura». È il messaggio positivo di Luigi Caricato, ideatore del festival dedicato all’oro biondo del Mediterraneo: assaggi, conferenze, amicizie (dell’olio con vino e pane), chiarimenti sugli ulivi malati e pregiudizi e misteri che accompagnano l’olio dalla terra alla tavola. Come la sparizione dell’olio vergine di oliva (a favore dell’extra) e di quello di sansa, meno nobile, ma alla base della piramide degli oli spremuti dalle olive. La quinta edizione di Olio Officina Festival (22-23 gennaio, Palazzo delle Stelline, corso Magenta 61, ingr. 15 euro, orari www.olioofficina.it) è incentrata sulle avanguardie: conoscere significa non aver paura dell’Ogm, come dimostra Angelo Gaja (della casa vinicola) rompendo alcuni tabù, e togliere dall’inferno l’olio di palma, accusato di ogni nefandezza. Pochi ingredienti sono preziosi e bistrattati come l’olio d’oliva. Mascherato, vilipeso, vittima di frodi, l’extravergine rimane un mistero anche nelle etichette, spesso subdole. C’entra il prezzo. Ascoltata in una trattoria milanese, da un commensale inviperito per l’olio portato in tavola dall’oste: «Scommetto che lo paga meno di quello che mette nella sua auto!». Non sempre è così, molti hanno capito che un buon olio nasconde le magagne di un piatto con qualche ombra. Negli anni ’60 avevamo una quota produttiva mondiale del 30%, oggi siamo al 15%. Sul mercato, ci è mancato il coraggio di raccontare una tradizione millenaria. Non piantiamo più ulivi, aumentano le coltivazioni abbandonate. Se ne parlerà tra assaggi preparati da cuochi come Fabrizio Ferrari del Porticciolo 84 di Lecco (consigliere dei Jeunes Restaurateur d’Europa), Massimiliano Mascia (San Domenico di Imola, due stelle Michelin) e Pasquale Torrente (Al convento, Cetara) e incontri come quello sul raw food (crudismo) con l’azienda Pietro Coricelli. Si discuterà anche di frantoi del futuro. L’oro biondo, soprattutto dell’Italia da Nord a Sud, ha tanto da dire: versarne qualche goccia sul pane, usarlo per insaporire il pesce, sono atti di cultura consapevole di cui essere orgogliosi.

La cotoletta doc nella trattoria di Matteo Scibilia. la mia recensione sul corriere

A Tavola

Il 17 sarà la giornata mondiale della costoletta alla milanese, occasione ghiotta per provarla in versione doc all’Osteria della Buona Condotta di Ornago (via Cavenago 2, tel.039.69.19.056). Matteo Scibilia con la moglie conduce la blasonata trattoria da qualche decennio. La vera costoletta è ricavata dalla lombata del vitello (non maiale) e si presenta con l’osso, alta un paio di centimetri, rosa l’interno, cotta nel burro chiarificato e salata solo alla fine. La versione di Scibilia prevede panatura a base di grissini. Da provare il risotto giallo con panettone tostato, i ravioli e il coniglio al caffè. 45 euro.

Dellonti: «Voglio un teatro aperto tutto l’anno»

La stagione di prosa 2016 del Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo firmata amministrazione comunale e Amat, che decollerà il 20 gennaio con l’anticommedia di Eugène Ionesco dal titolo ‘Delirio a due’, sarà arricchita da una serie di appuntamenti organizzati direttamente dal sindaco Davide Dellonti e dalla sua squadra di ‘governo’. «Il primo – spiega proprio Dellonti – è in programma per sabato 23 gennaio, quando l’associazione ‘La Vera Febbre’ metterà in scena il suo lavoro di prosa sociale ‘Spesso ad una pasta..’. Il giorno seguente, alle 16,30, nell’ambito della Giornata Nazionale del Dialetto, proporremo in sinergia con la Pro Loco uno spettacolo della compagnia dialettale di San Lorenzo in Campo ‘L’Aquilone’. Domenica 21 febbraio alle 17, poi, toneranno al Tiberini i comici del ‘San Costanzo Show’ con la loro nuova ed esilarante opera ‘La Parrucchiera di Siviglia’. Il 27 febbraio alle 21, infine, seconda esibizione di prosa sociale de ‘La Vera Febbre’ intitolata ‘Astro morente’». «E non finisce qui – aggiunge il primo cittadino -, perché il nostro obiettivo è quello di un teatro aperto tutto l’anno che diventi sempre di più un contenitore di straordinaria vivacità per iniziative variegate che abbraccino il mondo della cultura a tutto tondo. Nel 2015 siamo riusciti a centrare il risultato proponendo anche molti ospiti prestigiosi come il regista Marco Risi, lo sceneggiatore Riccardo De Torrebruna, la scrittrice Roberta Schira e il pianista Sandro Ivo Bartoli, senza dimenticare il premio lirico internazionale ‘Mario Tiberini’ organizzato dall’omonima associazione, e in questo 2016 vogliamo fare ancora meglio».

Serata futurista all’Hotel Gallia

Sul Palco

Se Marinetti tornasse nelle strade di Milano, dove nel 1909 scrisse il Manifesto del Futurismo, oltre a trovare in linea con la sua visione artistica i grattacieli di Porta Nuova, sarebbe felice di fare una capatina all’Excelsior Gallia. Lì, nella Cupola all’ultimo piano dell’hotel di piazza Duca d’Aosta, domani Massimiliano Finazzer Flory darà vita, dalle 19.30, a una «Serata futurista» (ingresso libero con prenotazione obbligatoria, tel. 02.67853514). Seguirà l’aperitivo, con un cocktail di Miscelazione Futurista, a 18 euro. La serata inaugura una stagione di spettacoli e incontri che renderà ancora più frizzante l’atmosfera dell’hotel. Per Finazzer «i futuristi sono stati la più vera, se non l’unica, avanguardia del ‘900», sostiene l’ex assessore alla Cultura. «Non si possono ridurre alla marginalità: era un movimento europeo, senza il quale non ci sarebbe stato neanche Majakovski». Finazzer non svela nei dettagli i testi che utilizzerà: a Marinetti, che voleva «uccidere il chiaro di luna» nelle poesie dei passatisti si aggiungeranno pagine di Giovanni Papini, futurista degli inizi oggi quasi dimenticato. Prima della pièce, momenti di danza contemporanea con Michela Lucenti su musiche di Stravinsky e Sakamoto. «Presenterò anche il film “Marinetti a New York”, che arriverà all’Arcobaleno il 28 gennaio», conclude Finazzer.

Il Pomiroeu di Seregno Tappa obbligata per ogni gourmet. la mia recensione sul corriere

A Tavola

Poco distante da Milano, il cuoco Giancarlo Morelli continua a imperare sulla Brianza: tecniche di cucina in primo piano e una devozione trentennale nel cercare l’essenza dei sapori. È il Pomiroeu (via Garibaldi 37, tel. 0362.23.79.73, Seregno): dove oggi sorge una corte, un tempo fioriva un pometo. Lo staff d’eccezione, una cantina (ex ghiacciaia) olimpionica e la filosofia dello chef rendono la tappa in questo locale un dovere di ogni gourmet. Temolo marinato ai profumi di bosco, casoncello ripieno di ricotta acida, fichi secchi, costoletta di cervo o il pescato del giorno. Da 60 euro.

Pesce fresco (e a buon mercato) anche da asporto. La mia recensione sul corriere

A Tavola

Uno dei ristoranti di successo del gruppo Seven (dietro c’è la mente brillante di Andrea Meoni) è Zio Pesce (foto) in Porta Romana (via Mattei 12, tel. 02.49794967), il locale gemello è sui Navigli. Rappresenta l’eccezione alla regola: i ristoranti dove si serve il pesce fresco sono cari. Meoni, dovendo rifornire più locali, riesce a procurarsi il meglio di gamberi, salmoni, pesce spada, tonni e ombrine a prezzi competitivi. Niente stellati, ma la cucina è più che corretta. A partire da 40 euro. La cantina è attenta a biodinamica e vini naturali. Tutti i piatti sono anche da asporto.

Carne della Galizia e altri tagli pregiati alla Griglia di Varrone. La mia recensione sul corriere

A Tavola

Entrana, fassona, wagju, pluma di pata negra: a La Griglia di Varrone (via Tocqueville 7, tel. 02.36798388) ogni taglio di carne pregiata ha ospitalità nella carta creata dal patron Massimo Minutelli, il re dei gourmet carnivori a Milano (possiede un locale anche a Lucca). Da poco un’altra razza incomparabile è inserita nel menu: la carne della Galizia. Dice Minutelli: «Gusto unico, frollatura 60 giorni, tenerezza, carne rosso tenue e grasso color paglierino, perché i capi sono alimentati con mais». Se carne dev’essere, che sia la migliore, come qui. Costo 50 euro, vini inclusi.