OroRosso a Piacenza

Con il collega giornalista Cannì ed Edoardo Raspelli a Ororosso per il processo al Pomodoro. Piacenza 5, Ottobre.

Con il collega giornalista Cannì ed Edoardo Raspelli a Ororosso per il processo al Pomodoro. Piacenza 5, Ottobre.

POMODORO ASSOLTO, GIURIA AFFAMATA

E diciamocelo pure, questo processo puzzava di bruciato prima ancora che la giuria popolare, capitanata da Fausto Zermani, presidente del Consorzio di Bonifica, sedesse al proprio posto. L’imputato, il pomodoro, spavaldamente assente, sapeva benissimo di avere l’assoluzione in tasca, altro che finire alla sbarra. Delresto, il giudice Edoardo Raspelli, fin dal primo momento, ha suscitato il lieve sospetto di non essere proprio imparziale. Questione di stazza e di fama. E così, il processo al pomodoro celebrato in Piazza Cavalli con tanto di pubblico ministero (il giornalista Giorgio Cannì) e avvocato difensore (la giornalista Roberta Schira) è finito proprio come tutti se lo aspettavano, in pappa. Scherzi a parte, il vero divertimento (di un pubblico non numeroso) è stato assistere alla messa in scena brillante con il giudice gourmet e critico gastronomico di gran nome vestito in toga fino ai piedi e parruccona a riccioli e con i testimoni che si sono arrabattati fra motivazioni improbabili (l’accusa più potente: il pomodoro schizza e macchia; la difesa più strenua: ma è buono anche con il baccalà). E però, a onor del vero, ce l’hanno messa tutta i testi dell’accusa per sembrare credibili: Patrizio Campana (presidente del Gut Fest) ha paragonato l’enorme biodiversità dei vini, dal gutturnio alla malvasia, oltretutto etichettatti, al “tipo unico” dell’anonimo pomodoro; la foodblogger Paola Mazzocchi ha parlato dei fastidiosi semini, dei lunghi tempi di cottura e della buccia indigesta; Xenia Pedrazzini, che opera con l’estero sul fronte alimentare, fa notare quanto sia ancora poco conosciuto il pomodoro del Nord in altri Paesi, dove ilBio non c’è ma lo si vorrebbe e dove domina invece un inquietante prodotto “pestato”. La difesa ci si è messa con le calorie: solo 17 per 100 grammi di prodotto, enuncia trionfalmente la nutrizionista del Comune, Monica Maj, l’ortaggio è ricco d’acqua, vitamine, è un potente antinfiammatorio. Giuseppe Manzella, dell’omonima impresa produttrice, lancia la sua stoccata esaltando il gusto «più dolce» del pomodoro delDistretto del Nord rispetto a quello osannato del Sud e difende la varietà dei 300 cultivar, altro che assenza di biodiversità!Il primario di gastroenterologia, Fabio Fornari, mette in chiaro non solo le qualità salutistiche del pomodoro, le proprietà antitumorali, ma pare che renda più veloci i maratoneti, dice, però qui ha tutta l’aria di scherzare. Invece è serio il professore quando invita a mangiare la buccia che fa bene e quando rievoca la nascita della denominazione di “dieta mediterranea”, piuttosto rossa si sa, che riduce le malattie cardiovascolari e fa vivere fino a cento anni. Sentita la requisitoria, sentita l’arringa, Raspelli non ha dubbi: demolisce le accuse una ad una, assolve con formula piena e forse già pensa a dove cenerà con pisarei e fasò in questa Piacenza alla quale si confessa molto affezionato. Il pomodoro non ha mairischiato un’ora di prigione.

INNOCENTI E MANZELLA ANALIZZANO IL PRODOTTO «IL POMODORO DEL NORD VINCE PER LA DOLCEZZA»

Lavorano assieme da trent’anni, ma imprenditorialmente vantano una storia ben più lunga. Sono Massimo Innocenti, amministratore delegato dell’azienda Spontini pizza, e Giuseppe Manzella, amministratore unico dell’azienda di pomodoro L omonima, che ieri mattina sono intervenuti in piazzaCavalli nell’ambito di OroRosso: Milano-Piacenza: andata e ritorno, due imprenditori a confronto è stato il titolo dell’incontro moderato dalla giornalista Roberta Schira che ha messo sotto i riflettori il modus operandi dei due imprenditori, ma anche i cambiamenti che nel corso degli anni hanno contraddistinto la filiera del pomodoro. «È cambiato il sapore – ha dichiarato Innocenti – 50 anni fa l’unico pomodoro apprezzato era quello di Salerno e Napoli che per i gusti di oggi è diventato troppo forte: la cucina del Nord si è fatta più leggera, il pomodoro piacentino su questo fronte è perfetto grazie alla sua dolcezza». Ma insieme ai gusti sono cambiati anche i modi di conservazione e di trasformazione di questo prodotto: «In passato la trasformazione più richiesta era quella in concentrato – ha spiegato Manzella, – ora invece è la polpa ad andare perla maggiore: basti pensare che ha sostituito anche il pelato intero, che ancora resiste solamente nel mercato del Sud Italia». Al Nord invece è diverso: la polpa conquista e in particolare lo fa grazie a un sapore delicato che poco ha a che fare con i gusti tenaci e corposi delle verdure maturate sotto il sole del Meridione. «Fra l’altro la polpa è anche un prodotto più raffinato e richiesto – ha fatto notare ancora Manzella,- per prepararne un chilo ci vuole un chilo e mezzo di pomodori». Così richiesto che infatti l’esportazione verso l’estero e in particolare tutto l’Oriente è già stata avviata dallo stesso Manzella, come ha spiegato lui stesso nel corso dell’incontro.