Pasta fresca arancini e baccalà da Nonna Domenica. la mia recensione sul corriere

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Più che la casa della nonna, questo minuto locale di Porta Romana sembra uno di quegli edifici con case a ringhiera ristrutturate. Il patron è economista e sta in sala, in cucina regna un’architetta: il risultato non è malvagio, se si pensa che entrambi sono alla prima esperienza. Poche proposte e tutte di ispirazione regionale. Paste fresche, baccalà, arancini di riso, torta alle mele. Certo, quando la carta è corta, i piatti devono essere perfetti e qui manca un poco di esperienza, ma l’umiltà di migliorare c’è. Nonna Domenica (via Altaguardia 16, tel. 02.58317200), sui 35 euro.

Vero street food nella Ravioleria di via Paolo Sarpi. la mia recensione sul corriere

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Un nuovo vero street food a Chinatown attira ogni giorno una piccola folla. In una cucina a vista quattro italo-cinesi fanno poche cose, ma bene: ravioli di manzo o maiale e crêpes alle verdure da portare a casa o da mangiucchiare per strada, percorrendo il chilometro di via senza auto. Si chiama Ravioleria Sarpi (via Paolo Sarpi 27, tel.331.8870596). Sono a vista anche gli ingredienti: farine biodinamiche delle Cascine Orsine, carni piemontesi della premiata macelleria Sirtori, lì accanto. Una grande lezione di storia della gastronomia: i ravioli non nascono solo in Italia. 4 ravioli, 2 euro e 50.

Una città di cioccolato. Festival Al via domani il «Salon du chocolat» dedicato al «cibo degli dei»

«Non c’è così tanta metafisica sulla terra come in un cioccolatino», scriveva il poeta Fernando Pessoa. Ed è solo uno dei tanti deferenti inchini verso il cioccolato, conosciuto come «cibo degli dei». Che vanta un campionato del mondo, film e gadget dedicati, folte schiere di «addict». E l’itinerante Salon du Chocolat, che dopo l’edizione di Parigi, arriva per la prima volta in Italia, al The Mall, da domani a lunedì 15 febbraio. Con il deprezzamento del petrolio, l’«oro nero» è ormai il cioccolato: il mercato nazionale da solo vale 3 miliardi di dollari e ogni italiano ne consuma 400 grammi all’anno (metà rispetto agli altri europei: ma ci stiamo allineando). La formula del Salon, che in 22 anni di storia ha conquistato 165 milioni di visitatori, è simile ad altre: degustazioni, dibattiti, pasticceri che si esibiscono, appuntamenti per bambini. Ma qui il protagonista è solo il cioccolato. Per esempio, «Il talento del cacao: un percorso sul Criollo». Per scoprire il valore, e riconoscerne la qualità, del cacao più raro e pregiato. Sarà Gianluca Franzoni, fondatore e presidente di Domori, a guidarci: dalla tostatura in diretta delle fave di Chuau, all’assaggio delle stesse, prima crude poi tostate; fino alla degustazione del raro Guasare e dell’essenza del cioccolato 100 per cento Criollo. Davide Comaschi, pastry chef campione del mondo di cioccolateria e testimonial del Salon du Chocolat Milano, ha creato un dolce ispirato a San Valentino. Nome: «Cuore Mio», a forma di cuore, composto da pan di Spagna e mousse alla fragola e cioccolato bianco, ricoperto di glassa alla fragola. Assieme a Comaschi, tanti chef e pasticceri, che spesso rivestono entrambi i ruoli: come Andrea Besuschio, Paolo Griffa, Vianney Bellanger, Philippe Bell, Andrea Provenzani e Lorenzo Lavezzari (prepareranno sorprendenti ricette salate), Diego Crosara e i maestri veterani Iginio Massari e Gino Fabbri. Verrà addirittura preparata, davanti allo sguardo attento del pubblico, la celebre Torta Pistocchi di Firenze (ora anche a Milano) che in tempi non sospetti era già senza glutine e che ora si moltiplica in tante varianti. Gran parte del The Mall sarà dedicata ovviamente all’acquisto di cioccolato, sia nazionale che proveniente da tutto il mondo. Superfluo ricordare le associazioni mentali tra passione e oro nero, ma i visitatori saranno accolti da un Cupido di cioccolato alto tre metri. E visto che siamo nella capitale della moda, in apertura di salone sfileranno abiti di cioccolato disegnati da dieci giovani stilisti della Naba in collaborazione con dieci maestri pasticceri. Fashion da guardare e degustare.

Carne piemontese e bollito al carrello da Motta a Bellinzago. la mia recensione sul corriere

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Quasi si teme a pronunciare il nome del nuovo cuoco del Ristorante Motta a Bellinzago (Strada Padana Superiore 90, tel. 0295784123) e non si dice «con Daniele Colombu in cucina sarà la volta buona». La carne piemontese del premiato patron Sergio Motta non ha bisogno di elogi e il ristorante rimane uno dei migliori per carnivori nel Nord Italia. Fatevi preparare diversi tagli da Motta in persona, per testare aromi e consistenze una volta cotti sul camino all’ingresso. Lunedì bollito di gran classe, al carrello. Dalla cucina anche un buon risotto, ravioli e frattaglie. 50 euro circa. Cantina tutta da esplorare.

Le mille vite della lasagna a Porta Romana. La mia recensione sul corriere.

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«Scusa, mamma, qui fanno le lasagne meglio di te». Questa l’idea di Sorry Mama (corso di Porta Romana 79, tel. 02.87.39.66,39) nuovissimo locale, con tre tavolini dedicato alle lasagne (anche da asporto). Con un ventaglio di tentazioni: la classica Emilia (ragù e besciamella), Adriana (farina di Kamut, carciofi, ricotta e capperi), Livia (sfoglia al nero di seppia, latte di cocco, gamberi al curry), Elsa (vegana, con ratatouille di verdure). Lasagne che diventeranno perfette diminuendo di qualche millimetro lo spessore delle sfoglie. Format interessante: è previsto lo sbarco a Londra. Prezzi da 5 euro.

Un angolo di Tirolo ai margini di Chinatown. la mia recensione sul corriere

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Un angolo di Alto Adige ai limiti di Chinatown. Il locale (un altro del format è in viale Tunisia) è Rifugio Delicatessen (via Lomazzo 67, tel. 02.34.93.49.05): con rigorosa coerenza offre maiale affumicato con patate crauti e senape, costolette di capriolo al ribes, trittico di würstel, tutto in ambiente coordinato senza finta aria folcloristica. I piatti sono indovinati. Peccato che un cartello esterno indichi orari di chiusura cucina che poi vengono smentiti, con estrema maleducazione, all’interno: neppure in un maso sperduto del Sud Tirolo si accoglie così chi bussa alla porta.

Grigliate, trippa e ribollita: i classici della Toscana. La mia recensione sul corriere

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Fa sempre piacere vedere che un’insegna toscana, una tra le mille che affollavano la città fino a qualche decennio fa, continua a ritagliarsi spazio tra pizzerie, kebabberie e cinesi. È il caso di Sunshine (t. 02.84.57.11.25), che da trent’anni apre in via Salieri 1 (angolo piazza Gobetti), a Lambrate. In tavola grigliate di carne, robespierre con verdure o classici cannellini, ribollita, trippa, dolci homemade (tiramisù e cantuccini). Niente di trascendentale, ma la ruvidezza del carattere toscano qui è declinata in massima cortesia e attenzione al commensale. Costo medio, 25/30 euro.

Non tutti i vegetali vengono per nuocere

«Benvenuti nella mia casa». Così accoglie Barbara Clementina Ferrario, patronne di Capra e Cavoli. La sua casa-giardino è un locale all’Isola (via Pastrengo 18, tel. 02.87.06.60.93) dove la carne è bandita, ma il pesce no. «Mi prendo cura di chi ama gli ortaggi, chi soffre di intolleranze e chi fa un po’ di capricci. Ma con gioia: essere vegetariani o vegani non è un supplizio». Un soppalco-balconata sovrasta la sala, che sembra un allegro dehor di stile provenzale. Prima che in via Pastrengo, Ferrario si fece apprezzare con la gestione dello storico Circolo Sassetti, dove impostò l’offerta secondo logiche vegetariane. La cucina del Capra e Cavoli è improntata sull’uso creativo dei vegetali. Con la proprietaria e «chef bianca» (le sue torte vegane sono gustose sorprese) in cucina c’è il siciliano, di vagabondaggi gastronomici internazionali, Luca Giovanni Pappalardo («chef nero»), che collabora con il progetto Smart Food della Fondazione Ieo dell’oncologo Umberto Veronesi. Anche per questo il ristorante è tra i più salutisti di Milano. Da questo mese, menu rinnovato con i Falsi d’Autore. Come la Rivoluzione Vegana («tavolozza» di sushi a base vegetale) e il Maiale Addio (tonno porchettato). Poi Risotto non risotto (i chicchi sono di sedano rapa); Quasi una capasanta (capasanta di tofu su carciofi brasati); Galassia di Polpette (riso, verdure e mandorle). Pane fatto in casa, buono ma bisognoso di qualche accorgimento per renderlo più soffice, e vini naturali serviti con competenza. Barbara Clementina Ferrario, varesina arrivata all’Isola nel 1994 per amore, ha lavorato come art director in pubblicità. E si vede dalla cura con cui viene presentato il menu, un quaderno artistico da sfogliare in attesa dei piatti. Con lo chef Pappalardo, l’accordo è perfetto. Aperto per aperitivo e cena da martedì a sabato, anche per il brunch sabato e domenica, costo medio sui 40 euro.

Una steak house all’americana con deejay set. La mia recensione sul corriere

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Chi ricorda il Bolognese in piazza della Repubblica? Da maggio al numero 13 al primo piano del Me Milan Hotel c’è STK (tel. 02.84.22.01.10), primo clone italiano di un format americano: la steak house chic con ingredienti ottimi, con dj set e cocktail in abbinamento ai piatti. Il concept funziona per i milanesi e per le celebrità che alloggiano in hotel e cenano qui (per esempio, Skin). Novità il secret menu: tre portate a scelta ideate dallo chef Adriano Venturini, che governa anche la cucina del Radio, il locale in terrazza. 35 euro senza vini. Succulento il taglio bovino NYStrip da 250 grammi. Dalle 18 in poi.

Vini trentini per la cucina chic dell’Acanto. la mia recensione sul corriere

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Ricominciano il 20 le serate a tema nel ristorante Acanto, all’interno del Principe di Savoia (p.za Repubblica, tel. 02.62302026). Protagonista, con la cucina, la storica cantina trentina della famiglia Lunelli: Ferrari, vini presentati da Alessandra Veronesi, restaurant manager e wine director, e da Mara Vicelli, head sommelier. Tartare di ricciola con guacamole, mela verde e soia e tortello all’olio ligure con gamberi rossi: due piatti della sontuosa sequenza pensata dallo chef Fabrizio Cadei. Nei primi calici 2009 Perlè, Ferrari Trento doc, a seguire con rombo e dessert, altri abbinamenti. 120 euro.